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Scenari normativi ed evoluzioni del mercato del riciclo della gomma: Renzo Maggiolo



Intervista al vice Presidente UNIRIGOM, Renzo Maggiolo


Il mercato della gomma riciclata appare fortemente condizionato, in negativo, dall'evoluzione normativa, specialmente quella Europea. È realmente così, e per quali motivi?

Il licenziamento, da parte del MITE (oggi MASE) del DM 78/2000 (Regolamento End Of Waste) pur avendo finalmente dettato le regole per stabilire, in modo univoco, quando i prodotti derivati dal trattamento degli PFU, possono essere considerati materie prime-seconde ed uscire così dalla qualifica di rifiuti, ha introdotto una serie di prescrizioni, sia sotto il profilo degli adempimenti formali ma, soprattutto, per aver stabilito la gamma di applicazione che la gomma-vulcanizzata. Se la materie prima-seconda ottenuta è “prodotto” perché non può avere la stessa “dignità” delle materie prime vergini? E se nascesse una nuova applicazioni non prevista dal DM cosa si fa, si attende che venga modificato lo stesso che , come si sa, occorrono anni per realizzarla.


L’EU sta ora disciplinando le microplastiche includendo in esse anche il granulato di gomma da PFU come tale per cui valgono le stesse restrizioni. Questo sta portando, a breve, alla proibizione dell’utilizzo della gomma riciclata come intaso nei campi sportivi in erba artificiale, fissando una moratoria di 6 anni. Un vero disastro per l’industria italiana del settore dato che l’Italia è la numero uno in Europa ed è, ad oggi, il mercato di sbocco più importante per la gomma riciclata da PFU.

Qual è la situazione normativa sul riciclo e riuso della gomma nei principali mercati (Ue, US+Canada, Cina, India)? Quali sono quelli più avanzati e che impatto ha l’evoluzione normativa sul mercato?

Come ho detto sopra sotto il profilo normativo l’Italia, con l’EoW, si è portata avanti ma mancano tutti gli strumenti, e questo vale anche per buona parte dell’Europa, perchè le materie prime-seconde, in generale, trovino sbocchi di mercato superando la diffidenza di natura storica e psicologica oltre che un trattamento fiscale agevolato. Si pensi al GPP che non si è mai affermato anche in conseguenza della mancanza della coercizione per chi non adempie a quanto disposto.

Se si escludono gli USA che ha visto svilupparsi molto l’applicazione del granulo di gomma riciclata nel settore dei bitumi modificati per asfalti, e par qualche altra applicazione, gli altri paesi son al palo. Le condizioni economiche dell’India non favoriscono certo il riciclo se non per segmenti moto ridotti quale la produzione del rigenerato che proviene più dalla gomma delle camere d’aria che dai PFU. Per la Cina dati reali non se ne hanno per cui è difficile pronunciarsi.

Per l’EU la vera rivoluzione viene dal REACH che naturalmente stabilisce regole stringenti per l’utilizzo della gomma riciclata quando limita il contento di IPA nelle costruzioni di articoli in gomma a contatto con la pelle umana. Bene per la salute e l’ambiente ma certamente questo comporta un aggravio di costi per la filiera, non indifferente.

Quali saranno i mercati in cui, nel prossimo futuro, l’evoluzione normativa rafforzerà la domanda?

In assenza di legislazioni nazionali ed Eu e di percorsi fiscalmente agevolati, il destino della gomma riciclata in Eu non è dei migliori. Anche il mancato avvio di una normazione di armonizzazione di quanto ogni stato ha adottato o sta adottando rende difficile prevedere un futuro positivo.

L’Italia, campione EU del riciclaggio di materia dai rifiuti, deve imporsi con più determinazione per vedere affermata l’eccellenza del nostro apparato industriale dedicato.

Naturalmente, in carenza di sbocchi per le materie prime-seconde, si ricorrerà sempre più al recupero di energia che, tra l’altro, avviene più fuori che dentro l?EU e tanto più in Italia. Un vero regalo a Nazioni che sfruttano al meglio questa risorsa.

Quali sono le principali normative di riferimento in UE e Italia? Come si pone l’Italia nel contesto europeo?

Per la gomma l’EU ha fatto poche cose dato che ha demandato ai singoli Stati Membri di legiferare e regolamentare.

In Italia la scelta fatta di introdurre l’EPR (Extended Producer Responsability) è stata vincente sotto il profilo della tutela ambientale e della salute visto che ha fatto in modo che il 100% degli PFU immessi nel mercato siano raccolti e trattati anche se. Come abbiamo visto il tutto non si traduce poi in effettivo recupero di materia. Il DM 82/2011 e successivamente il 182/2019 hanno regolamentato tutta la filiera. Quest’ultimo ha lasciato molte perplessità che comportano la necessità di una sua revisione.

Come possono affrontare le prescrizioni dell’end of life aziende di settori diversi dall’automotive, ma sempre del comparto della gomma, dove il recupero è più complesso (es. calzature)?

Prima di tutto occorre che si ricorra all’EPR in modo da garantire le risorse per il completamento del ciclo di fine vita.

Poi occorre lavorare sulla educazione della popolazione ad una presa di coscienza collettiva per la tutela dell’ambiente

Infine un corretto ecodesign e la tecnologia possono rendere possibile il riciclo di materiali oggi considerati di difficile se non impossibile riciclo.

Quali sono le evoluzioni normative prevedibili in Italia e UE e con che tempistiche?

L’UE sta predisponendo un regolamento che dovrebbe imporre una quota di gomma riciclata nella produzione degli pneumatici nuovi. Questo cambia completamente lo scenario delle prospettive. E’ evidente che il successo della operazione dipende dalla possibilità di devulcanizzare la gomma riciclata con metodi semplici, ambientalmente compatibili, economicamente vantaggiosi ed i cui devulcanizzati siano stabili nel tempo.

Attualmente le normative non distinguono tra gomma riciclata vulcanizzata usata come filler e la gomma devulcanizzata usata nei compounds. È prevedibile un’evoluzione in tal senso?

Non so se è prevedibile, ma assolutamente necessario. La vera “economia circolare” per la gomma, soprattutto derivante dagli PFU si realizza solo con il completamento del loop: la gomma che torna ad essere impiegata nella produzione dei compounds e quindi torna a comporre gli oggetti da cui è derivata. Quindi dagli pneumatici a fine vita agli pneumatici nuovi. Oggi questo si concretizza solo nel settore della ricostruzione del battistrada degli pneumatici ma non nella produzione ex novo.

La “gomma vulcanizzata” continuerà ad avere applicazione come filler ma sarà un filone meno prospettico di quello descritto sopra.

Anche in questo ambito l’Italia è all’avanguardia poiché alcune aziende, nostre Associate, hanno iniziato la produzione di “gomma devulcanizzata” a partire dalla gomma riciclata vulcanizzata da PFU.

Questa è la vera sfida per l’immediato futuro.


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