• Alessandro Santambrogio

OGNI ANNO NELLA UE 220 MILIONI DI PNEUMATICI FUORI USO DA SMALTIRE

Aggiornamento: 5 set

Un serpentone di gomme lungo quattro volte il giro del mondo

L’industria automotive resta una di quelle a maggiore impatto ambientale. Se si considerano i soli veicoli che vengono rottamati ogni anno nell’Unione Europea parliamo di oltre undici milioni di tonnellate di materiali inquinanti (pneumatici, vetri, lamiere, plastica, batterie, eccetera).

Il loro smaltimento è regolato dall’UE nel Pacchetto Economia Circolare, in cui si trova la direttiva 2018/849/UE relativa ai veicoli fuori uso e recepita con il Decreto Legislativo n.119/2020, in vigore dal 27/9/2020. Il decreto apporta diverse novità al sistema previgente, istituito con il Decreto Legislativo n.209/2003.

La gomma da pneumatici usati: una risorsa sostenibile

La gomma naturale è stata inserita fin dal 2020 nell’elenco europeo dei “Critical Raw Materials”, materie prime critiche, strategiche per l’economia ed il mercato degli approvvigionamenti. Non è solo un materiale relativamente scarso e non sostituibile, ma la sua produzione da fonti vegetali ha anche un forte impatto ambientale. Ecco perché, negli ultimi anni, è fortemente cresciuta la sensibilità verso il recupero e il riutilizzo dei rifiuti in gomma.

Sono infatti 220 milioni i pneumatici usati generati ogni anno nell’Unione Europea dalla sostituzione delle gomme. In peso si tratta di 3,4 milioni di tonnellate di carcasse da smaltire o riciclare. Una quantità enorme di gomme che, poste una accanto all’altra, potrebbe completare quattro volte il giro del mondo intorno all’equatore. Questi dati emergono da uno studio elaborato dall’Airp, l’Associazione Italiana Ricostruttori di Pneumatici.

La sostituzione delle gomme degli autoveicoli determina ogni anno in Europa seri problemi di impatto ambientale che si possono risolvere adottando in modo più diffuso le pratiche di riciclo e recupero dei pneumatici a fine vita.


Gomma devulcanizzata. Una materia prima seconda sostenibile


Costruire un percorso virtuoso di economia circolare per il riciclo e il recupero della gomma usata diviene quindi un aspetto fondamentale per aumentare la sostenibilità, con l’obiettivo di ottenere una materia prima rigenerata e utilizzabile in aggiunta o in sostituzione di quella vergine.

La gomma che si ricava dagli PFU (Pneumatici Fuori Uso) può essere recuperata in due modi:

  • per disgregazione meccanica, ricavando granuli o polverino. Questo materiale rimane però vulcanizzato e quindi può essere destinato, come filler, solo ad alcune limitate applicazioni (superfici sportive, asfalti modificati, arredi urbani ecc.). In sostanza si sostituisce la materia prima con una quota in volume di materiale riciclato che resta però inerte all’interno della matrice che lo ospita, spesso indebolendo le proprietà chimiche e meccaniche complessive.

  • per devulcanizzazione in cui i granuli o il polverino subiscono trattamenti chimici e/o termomeccanici che rompono i legami molecolari con lo zolfo (prodotti dalla vulcanizzazione) e permettono di ricavare una materia prima rigenerata (o materia prima seconda) che ha caratteristiche molto simili a quelle della materia prima vergine e può essere impiegata anche in prodotti in cui le caratteristiche meccaniche sono più critiche e stringenti.

Questa seconda metodologia, adottata da Rubber Conversion, è da preferire perché consente di chiudere il cerchio, restituendo una materia prima seconda di ottima qualità, e può fornire maggiore stabilità anche al mercato degli usi alternativi del granulo e polverino da PFU.

Oggi sono stati messi a punto processi innovativi non energivori ed a bassissimo impatto ambientale per impieghi della gomma riciclata sia nella produzione degli pneumatici nuovi che per altri impieghi nei settori automotive, elettronica e, in generale, degli articoli in gomma.


Il mercato della gomma riciclata come possibile volano dell’economia circolare in Italia: il Decreto End of Waste

Un significativo passo in avanti per lo sviluppo dell’economia circolare nel nostro Paese è arrivato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 182 del DM 78/2020, l’atteso Decreto End Waste per la gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso-PFU: un provvedimento particolarmente importante per tutta la filiera del riciclo dei PFU- Pneumatici Fuori Uso.

Tra le principali novità operative introdotte troviamo l’obbligo per gli impianti di trattamento di dotarsi di un sistema per il lavaggio degli Pneumatici Fuori Uso in ingresso idoneo ad eliminare le impurità superficiali, l’istituzione di campionamenti e analisi sul materiale riciclato in uscita, la certificazione del produttore su ogni lotto di produzione del materiale riciclato. Un sistema di test e di tracciamento garantirà uniformemente su tutto il territorio nazionale qualità e sicurezza della gomma riciclata da PFU prodotta in Italia e delle applicazioni realizzate con granulo e polverino da parte di un numero sempre crescente di aziende specializzate.

Il decreto corona un ampio e articolato percorso di confronto, verifiche ed analisi condotto dal Ministero dell’Ambiente con il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, ISPRA e l’Unione Europea; un lavoro che ha portato alla definizione di una normativa nazionale chiara, completa e dettagliata, a tutela dell’ambiente e della salute delle persone, che costituirà anche un modello di riferimento per prossimi provvedimenti in adozione presso altri Paesi Europei, confermando l’Italia come eccellenza internazionale nella gestione e riciclo dei PFU e nell’economia circolare.


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