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  • Immagine del redattoreRubber Conversion

LIFE GREEN VULCAN: UN PUNTO SULLO STATO DEL PROGETTO

Il progetto, patrocinato dall’Unione Europea e guidato da Innovando, unisce partner di prestigio come Bridgestone, Stellantis, Centro Ricerche Fiat e l’Università di Trento. Rubber Conversion fornisce le tecnologie di devulcanizzazione.



La devulcanizzazione della gomma è un innovativo metodo di riciclo della gomma, in particolare degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) che ha un enorme potenziale per lo sviluppo di materie prime seconde di alta qualità. Il materiale risultante può essere utilizzato come sostituto della gomma vergine all’interno di mescole di nuova generazione.

LIFE GREEN VULCAN ha l’obiettivo di mettere a punto formulazioni grazie alla tecnologia di devulcanizzazione per realizzare due composti, utilizzando un elevato contenuto di materia prima seconda derivante dalla rilavorazione di PFU:

  • Una mescola per la produzione di anelli appoggio molla per auto e autocarri leggeri

  • Una mescola per la produzione di battistrada per pneumatici per autovetture (PCR).

Questa tecnologia permetterà di aumentare il tasso di riciclo della gomma da pneumatici fuori uso, riducendo al contempo le emissioni di CO2 legate al processo produttivo e di conseguenza il carbon footprint del prodotto finito.

All’interno del progetto, Rubber Conversion ha il compito di realizzare un masterbatch potenziato con riempitivo, l'SRC Devulncaised Masterbatch, ottimizzando la sua gamma commerciale SRC di polveri devulcanizzate derivate da PFU.

Life Green Vulcan si trova ormai in uno stadio avanzato di realizzazione, con i diversi filoni di attività che hanno pressoché interamente superato la boa del 50%


Insieme a Filippo Fochesato Colombani, CTO di Rubber Conversion, facciamo un punto sull’avanzamento del progetto.


Di cosa si è occupata Rubber Conversion?

In questi mesi abbiamo portato avanti in parallelo lo studio dei due formulazioni per l’anello appoggio molla (con Stellantis) e per il battistrada (con Bridgestone). Il progetto prevede oltre all’introduzione di determinate percentuali di gomma devulcanizzata anche lo studio e l’incorporazione di filler nanostrutturati che possano aiutare a mantenere le caratteristiche meccaniche della mescola vergine. Siamo partiti dunque dall’identificare i filler utilizzati dal Centro Ricerche Fiat (CRF) e da Bridgestone.

Per CRF abbiamo preparato la nostra mescola di gomma devulcanizzata con quantità decrescenti di filler (dal 15 fino al 7,5%) per verificare la relativa influenza sulle proprietà fisiche e meccaniche. Nei test, CRF ha ottenuto ottimi risultati anche con le quantità più basse, sebbene con caratteristiche leggermente inferiori rispetto alla gomma vergine, ma sempre all’interno dei parametri operativi. CRF sta anche valutando la possibilità di procedere senza filler attesi gli ottimi risultati ottenuti.

Anche Bridgestone sta valutando due ipotesi: l’utilizzo di un filler di elevata qualità e la modalità senza filler. L’ipotesi operativa è quella di testare le due versioni utilizzando come benchmark quella con filler per valutare meglio le differenze di prestazione.


A che punto è la realizzazione dei prodotti obiettivo?

Per il progetto con CRF, abbiamo fornito al loro partner Sigea le mescole devulcanizzate per integrarle nella mescola vergine. I primi spring pad sono stati stampati ad aprile e a breve verranno avviati i test industriali.

Bridgestone intende, invece, procedere con ulteriori test per individuare il mix più idoneo prima di dare il via alla produzione dei battistrada con cui condurre i test industriali.


Che tipo di risultati si sono ottenuti in termini di sostenibilità?

Insieme a Bridgestone ci siamo per ora concentrati sullo studio del Carbon Footprint dell’intero pneumatico e, solo dall’integrazione della nostra tecnologia, si è evidenziata una riduzione del 6% sullo pneumatico finale, che costituisce un risultato di estremo rilievo. Ricordiamo che, nella realizzazione di pneumatici più sostenibili, l’utilizzo di gomma riciclata, in particolare devulcanizzata, rappresenta una componente cui si affianca il recupero dei metalli e dei tessili, aumentando ulteriormente il risparmio di CO2.

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